il Cippo

Con un figlio "pantaniano" il minimo che ti possa capitare è che ti porti a collezionare le salite su cui "il Pirata" ha compiuto le sue imprese più memorabili.
Dovendo recarci con famiglia e amici in Montefeltro, a S.Agata Feltria,

Manu organizzò un "assalto" al Carpegna, "la" salita di Marco, quella che usava per testare la propria forma. Partimmo un pomeriggio con pioggia e vento fortissimo. Per l'occasione sfoggiavamo un portabici professionale al quale avevamo affidato i nostri tesori; non mi ricordo quante volte, sotto quanti cavalcavia, mi sia fermato per controllare che tutto fosse a posto. Soggiorno a Sant'Agata con pioggia, pioggia e ancora pioggia. Finalmente un pomeriggio sul tardi il meteo si apre. Manu decide per un tentativo della sola salita e quindi arrivammo al paese di Carpegna in auto e da lì... verso la vetta.
Tornammo l'autunno successivo a realizzare quanto Emanuele aveva progettato: da Sant'Agata Feltria, Pennabilli, Passo della Cantoniera, Carpegna e salita al Cippo. Poi il ritorno per Serra S.Marco e Perticara.









Approfitto del libro di Marco Pastonesi (Pantani era un dio) che Emanuele mi ha regalato per Natale, ma che solo in questi giorni ho iniziato a leggere. Le pagine sul Carpegna sono all'inizio del libro e sono bellissime, ne riporto un brano:
Il vero, autentico Carpegna comincia lì, quando la strada decolla in una curva a sinistra, Da lì in cima ci sono meno di 6000 metri di una lingua di asfalto nel bosco, una lingua screpolata, ferita, corrugata, dalla primavera all'autunno protetta da un tappeto di aghi di pino (...)
Un monumento: una lastra gialla fa da sfondo a una scultura realizzata con una serie di fili di ferro intrecciati fino a comporre un corridore, uno scalatore, lui. (...)
Accanto al monumento, le parole di Pantani (...): "E' sul Carpegna che ho preparato tante mie vittorie. Non ho bisogno, prima di un Giro o di un Tour, di provare a una a una tutte le grandi salite. (...) Il Carpegna mi basta. (...)



Il Carpegna è cielo e terra, è luci e ombre, è cappella e cripta, è scalinata e palcoscenico, è molte stilettate e poche carezze. Il Carpegna è uno scrigno, può essere un sortilegio o un incantesimo, comunque è un mistero. Perché, come tutte le salite, come quasi tutte le salite, o forse soltanto qualche salita, il Carpegna è un viaggio, un'avventura, un'esplorazione. Fuori e dentro. Ogni pedalata è un esame di coscienza, una seduta spiritica, una confessione privata in allenamento o pubblica in gara. Il Carpegna è uno specchio, ed era lo specchio in cui Pantani si rifletteva e, per questo, rifletteva.
la cima


San Leo




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